Benvenuti nel nostro sito web

Benvenuti nel nostro sito web - CUBA

La Repubblica di Cuba è un arcipelago dei Caraibi settentrionali, posto tra il Mar dei Caraibi, il Golfo del Messico e l'Oceano Atlantico. Verso nord si trovano gli Stati Uniti e Bahamas, ad ovest il Messico, a sud le Isole Cayman e la Giamaica, e a sud-est Haiti.

Ecco l'immagine dell'isola di Cuba.L’isola di Cuba era stata abitata da popolazioni amerindie note come Taino, Ciboney e Guanajatabey i cui antenati arrivarono dall'America meridionale diversi secoli prima. Il nome Cuba deriva dalla parola Taino cubanacán, che significa un luogo centrale.Cuba non è, come molti pensano, solamente un’isola ma anche un arcipelago che comprende quasi 4200 isole e isolette dette cayos che circondano l’isola principale. È situata nella parte settentrionale del vasto arcipelago dei Caraibi ed è la sua isola più grande. A nord si trovano gli Stati Uniti, separati da Cuba dallo Stretto di Florida largo solo 180 Km e l’Oceano Atlantico Settentrionale. A ovest si trova il Canale dello Yucatán che la separa dal continente centro-americano, a sud il Mar dei Caraibi e ad est il canale Sopravento che la separa da Haiti. La Repubblica occupa l'intera isola, e le varie isolette circostanti, come l'Isola della Gioventù (Isla de la Juventud), con l'eccezione della Baia di Guantanamo, una base navale che è stata data in "prestito" agli Stati Uniti nel 1903.

 Cliccando sotto il file Cuba2, potete vedere l'isola ingrandita.

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Ecco sempre nella Capitale un tramonto sul lungomare più famoso di Cuba.

Ogni sera sempre lo stesso, sempre bella. Non importa in che Barrio (quartiere) ti trovi, ma se guardi il cielo, se guardi verso il mare, ti puoi gustare quei colori tipici, meravigliosi delle case, delle vie della gente che le abita!

E' vero di così poco ci si può anche innamorare... Per sempre!

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Ecco sempre nella Capitale un tramonto sul lungomare più famoso di Cuba. - CUBA

MORTO LIDER MAXIMO FIDEL CASTO RUZ!

MORTO LIDER MAXIMO FIDEL CASTO RUZ! - CUBA

E' MORTO Fidel Castro, aveva 90 anni. La notizia della scomparsa del leader cubano arriva dalla Tv nazionale dell'isola dal fratello, Raul Castro. L'uomo che entra trionfalmente all'Avana l'8 gennaio del 1959 in piedi su una jeep è un giovanotto di 32 anni, alto 1.90, molto miope, con una lunga barba e una divisa militare verde oliva. Nato sotto il segno del Leone il 13 agosto del 1926, è laureato in legge. Si è già sposato e ha divorziato. Ha tre figli: Fidelito, nato dal matrimonio con Mirta Diaz Balart; Jorge Angel e Alina, frutto di due relazioni extraconiugali.

E' già stato in carcere per aver guidato, sei anni prima, un disastroso assalto di ribelli al cuartel Moncada, una caserma dell'esercito vicino a Santiago, la seconda città dell'isola. Arrestato e condannato a 15 anni, ne sconterà poco più di uno. E' stato in esilio diciotto mesi, fra Messico e Stati Uniti. E il 2 dicembre del '56, è tornato clandestinamente con un piccolo yacht, il "Granma", e 88 compagni. La maggior parte moriranno subito dopo lo sbarco ma, insieme a lui, una quindicina - dodici come gli apostoli secondo la leggenda - riusciranno a raggiungere le montagne, la Sierra Maestra, per dare inizio alla guerriglia vittoriosa. Quell'8 gennaio Fidel Castro è già il capo indiscusso di una rivoluzione che allora nessuno sa dove andrà ma che ha appena liberato Cuba, l'isola più grande dei Caraibi, da un dittatore, Fulgencio Batista, legato alla Mafia italo-americana e a Lucky Luciano, che nella notte di Capodanno del '59 è volato via con 100 milioni di dollari e pochi fedelissimi per rifugiarsi nella Repubblica Dominicana. L'impatto mondiale del trionfo dei "barbudos", non più di 800 guerriglieri in tutto, è immenso. Uno squarcio nello scacchiere della Guerra Fredda. Il primo viaggio all'estero di Fidel Castro è negli Stati Uniti, nell'aprile del '59, su invito della Società degli editori di giornali. Nei suoi discorsi americani Castro sosterrà che la sua rivoluzione è "umanista", prometterà di convocare libere elezioni e di difendere la proprietà privata.

Alla Casa Bianca lo riceve Nixon, allora vicepresidente, mentre Eisenhower gioca a golf. "E' un tipo naif, ma non necessariamente un comunista", riferirà Nixon al presidente. Ma le relazioni tra i due paesi, separati appena da 90 miglia d'acqua, peggioreranno in fretta. All'Avana sono mesi caotici con i processi sommari e centinaia di condanne a morte per chi, militari e civili, aveva collaborato con il regime di Batista e era accusato di crimini di guerra. Per tutto il 1959 all'interno del gruppo dirigente dei barbudos si sviluppa lo scontro, sempre più aspro, sul futuro della rivoluzione. Raùl e Che Guevara premono per la via socialista; Camilo Cienfuegos, Sori Marin e Huber Matos per il ritorno alla Costituzione del 1940, libere elezioni e democrazia. Camilo Cienfuegos morirà in un incidente aereo il 28 ottobre del 1959. Huber Matos, l'altro comandante che si ribella alla deriva socialista della rivoluzione, sarà processato e condannnato a vent'anni di carcere. A febbraio del '60, la svolta. Il primo ministro sovietico, Anastas Mikojan, arriva all'Avana e firma l'accordo commerciale che provocherà la rottura delle relazioni con Washington, il via libera alle operazioni della Cia e ai numerosi tentativi americani di assassinare Fidel Castro. Il 17 aprile 1961 un piccolo esercito d'invasione composto da 1500 esuli cubani, addestrati e finanziati dalla Cia, proverà a sbarcare sull'isola per rovesciare i barbudos.

E' la Baia dei Porci che finirà tragicamente per gli assalitori soprattutto perché John Kennedy, succeduto a Nixon e a Eisenhower, si rifiuterà di timbrare come sua un'operazione decisa da altri e impedirà ai caccia dell'aviazione Usa di appoggiare lo sbarco. Un anno e mezzo dopo, nell'ottobre del '62, quando gli americani scopriranno l'installazione di rampe di lancio sovietiche per missili nucleari, il mondo bipolare dell'epoca sarà, per 13 giorni, sull'orlo della guerra atomica. Finché Krusciov non accetterà il compromesso secondo il quale Washington prometteva di non promuovere nuove invasioni dell'isola e Mosca di non armarla con testate nucleari. Castro, non consultato, venne colto di sorpresa dal "cedimento" di Krusciov. E da quel momento il leader sovietico diventerà a Cuba "Nikita mariquita", Nikita il frocetto. I rapporti di Fidel Castro con la famiglia non sono mai stati facili. Suo padre, don Angel, gestiva una fattoria di 10mila ettari e coltivava la canna da zucchero, a Biran nell'Oriente dell'isola. Sua madre, Lina, era la giovane colf che don Angel aveva sedotto ma che sposerà solo nel 1943, quando Fidel ha 17 anni, dopo la morte della sua prima moglie. Don Angel, che manteneva Fidel e Raul nei loro studi all'Avana, si rifiuterà di partecipare al matrimonio di suo figlio con Mirta Diaz-Balart nel 1948 perché voleva che studiasse e diventasse avvocato. Morirà nel '56 mentre Fidel e Raul sono in esilio a Città del Messico. Ma l'episodio più tragico che dividerà per sempre la famiglia Castro è del 1964 quando Juanita, la sorella minore, lascia Cuba diretta in Messico dove rivela di aver lavorato, contro i due fratelli, come agente della Cia. Nome in codice: "Donna". A provocare il tradimento di Juanita era stata la condanna a morte di Humberto Sori Marin, comandante dell'esercito rivoluzionario sulla Sierra che dopo la vittoria si oppose alla svolta marxista-leninista organizzando una ribellione armata.

Fra il 1963 e il '64 con due viaggi a Mosca Fidel Castro stringerà l'alleanza con l'Urss e il Patto di Varsavia che collocherà definitivamente Cuba nell'orbita dei paesi socialisti. Il primo effetto sarà il dissenso con Che Guevara che deluso - (la sua opinione è che l'Urss sia per il Terzo mondo una potenza imperialista come gli Stati Uniti) - si allontanerà progressivamente dal gruppo dirigente cubano fino alla tragica avventura in Bolivia dove verrà assassinato nell'ottobre del 1967. L'alleanza con Mosca modifica un po' tutte le idee e progetti dei primi anni della Rivoluzione quando anche Fidel Castro puntava sull'industrializzazione di Cuba per rompere le catene della monocultura dello zucchero. Per compiacere Breznev che, nel frattempo, è subentrato a Krusciov al Cremlino, il leader cubano lancerà la famosa "zafra" (la raccolta della canna da zucchero) dei dieci milioni di tonnellate. Cifra che non si raggiungerà mai ma che mobiliterà l'isola in una battaglia nazionale di consenso popolare verso Fidel.

Negli anni successivi l'isola si riempirà di consulenti sovietici e, sotto l'impulso di Raul, che sarà sempre il più filo-Mosca tra i dirigenti cubani, attuerà i piani quinquennali, la burocrazia, e soprattutto il sistema di controllo, mutuato dal Kgb, voluti dall'Urss. Fino alla fine degli anni Ottanta, Cuba scambierà con il Patto di Varsavia zucchero con aiuti di tutti i generi: dalle lattine di fagioli per i soldati, alle auto, ad ogni altro genere di prodotto e aiuto. L'Urss investirà miliardi per conservare l'avamposto strategico di Cuba a 90 miglia dagli Stati Uniti. E per Fidel saranno anni abbastanza dorati nel corso dei quali l'isola sarà portata ad esempio per la qualità del suo socialismo: scuole e ospedali soprattutto. Il leader cubano sarà costretto però a tenere a freno tutte le velleità rivoluzionarie nel resto del continente americano anche se continuerà a finanziare guerriglie in po' ovunque. Per compiacere Mosca approverà l'invasione di Praga mentre all'interno dell'isola si stringeranno sempre di più i cordoni della censura, la caccia al dissidente e il conflitto con gli intellettuali. Il caso più famoso della "sovietizzazione" del socialismo caraibico sarà, nel 1970, l'arresto di Heberto Padilla, un poeta che aveva scritto versi critici e che sarà costretto ad una pubblica abiura.

Il caso Padilla provocherà la rottura del regime cubano con numerosi intellettuali europei e latinoamericani. Ma Fidel resterà per molti anni ancora un "tiranno fashion", coccolato e vezzeggiato da molti, come Oliver Stone e Garcìa Màrquez. Il momento più critico degli anni "sovietici" sarà nell'aprile dell'80 con quello che si ricorda come "l'esodo del Mariel" (per il nome del porto) quando migliaia di cubani raggiunsero gli Stati Uniti grazie ad un accordo con il presidente Carter dopo giorni di proteste nelle strade dell'Avana. Poi le cose fileranno lisce fino all'89. L'avvio della perestrojka nell'Urss avrà molti estimatori a Cuba. Primo fra tutti Raul, il fratello minore del lider maximo. Invece Fidel vedrà immediatamente nelle riforme di Gorbaciov l'inizio della fine. E si batterà contro tutti per evitare qualsiasi contagio. Così mentre il socialismo reale implode, il tempo a Cuba verrà scandito dalla "Causa numero 1", il processo contro alcuni uomini molto importanti della nomenclatura castrista: il generale Orlando Ochoa, eroe dell'Angola; e i due gemelli Tony e Patricio de la Guardia, cervelli di molte operazioni segrete. Una epurazione interna, Ochoa e Tony de la Guardia furono condannati a morte e giustiziati, che servì soprattutto a serrare, con il terrore, le fila intorno al comandante en jefe nella fragilissima stagione della perdita dell'Urss.

Con gli anni Novanta inizia il periodo più travagliato per il regime. Mosca chiude i rubinetti dei fondi a perdere iniettati per più di un quarto di secolo nell'avamposto socialista dei Caraibi. L'economia crolla e Cuba, che importa quasi tutto quello di cui ha bisogno, entra in una drammatica carestia che Fidel battezzerà come "Periodo especial" imponendo sacrifici alla popolazione in nome di nazionalismo, indipendenza e socialismo. Per salvarsi, dopo anni di autarchia finanziata da Mosca, Cuba spalancherà le porte al turismo e alle rimesse degli esuli. Un processo che, con la liberalizzazione dell'uso dei dollari, cambierà il volto dell'isola rovesciandone la piramide sociale. Ricchi diventano tutti quelli che hanno relazioni con il turismo del biglietto verde: impiegati d'albergo, taxisti, jineteras; poveri e poverissimi gli insegnanti, i medici, i funzionari di Stato. L'ultimo fenomeno degli anni Novanta saranno i "balseros" in fuga verso la Florida sulle zattere. Boat people disperati spinti via dalla fame. Infine a partire dal 1998 la Cuba di Fidel riuscirà in parte a sostituire quello che fu l'ombrello sovietico con il Venezuela di Chavez. Greggio e fratellanza ideologica. Tra il '92 e il 2006 Fidel Castro ha due gravissime crisi per la diverticolite all'intestino. Tutte e due le volte rischia la morte dopo l'intervento chirurgico. Nell'estate del 2006 cede temporaneamente il potere ad una giunta formata da fedelissimi insieme al fratello Raúl che nel 2008 gli subentra definitivamente come presidente e capo del partito (Pcc). Ora Fidel se n'è andato mentre i suoi eredi s'impegnano con cura a smontare il sistema che ha costruito per conservare il potere. Lascia, insieme alla moglie Dalia, più di dieci figli, solo sei legittimi da due matrimoni. Una scia di grandi passioni senza mediazione tra l'amore e l'odio più viscerali. E più di tre milioni di esuli dispersi tra Stati Uniti, Messico e Spagna.(fonte Repubblica)

Mix invitante di cultura, storia e Rum

Mix invitante di cultura, storia e Rum - CUBA

 

Scopri i quartieri di Vedado e Miramar

Ogni sfaccettatura dell’Avana è affascinante. A causa del comunismo il tempo qui si è fermato, e questo si nota nelle strade. Le attrazioni includono gli edifici del 19° secolo nel quartiere di El Vedado e il quartiere di Miramar, dove può ammirare magnifiche dimore coloniali. Oppure segui il Sentiero di Hemingway, che ti accompagnerà lungo alcuni dei luoghi preferiti di questo famoso scrittore. L’Avana è la destinazione ideale per un soggiorno in città ed il punto di partenza perfetto per una vacanza a Cuba.

Goditi arte, cultura e spiagge

Il cuore dell’Avana è Plaza de la Catedral. Questa piazza vivace ospita la chiesa più bella della città. Ti siedi su una panchina e ti godi le performance dei musicisti e ballerini di strada, sempre presenti. Inoltre la piazza ospita regolarmente piccoli mercati dove si vendono complesse opere d’arte realizzate a mano. Hai voglia di sole, mare e sabbia? Programmi una giornata in spiaggia a Varadero, la località di villeggiatura più famosa di Cuba. Varadero viene anche chiamata Playa Azul, che significa spiaggia blu.

Il suicidio di Fidelito è lo specchio della crisi dell'America Latina

Il suicidio di Fidelito è lo specchio della crisi dell'America Latina - CUBA

Rappresenta un triste presagio la morte di Fidel Ángel  Castro Diaz-Balart, detto "Fidelito​", il figlio maggiore del comandante Fidel Castro, che secondo i comunicati ufficiali si è tolto la vita a 68 anni per una forte depressione.

Per salutarlo non ci sono state cerimonie pubbliche a Cuba: non aveva più alcuna carica anche se a lui si deve in effetti lo sviluppo (limitato) del nucleare ad uso civile nell’Isola. Un progetto poi interrotto tra le polemiche e soprattutto con un brusco licenziamento del figlio da parte di Fidel, che - ricorda Roberto Livi sul Manifesto - lo accusò apertamente di “inefficienza” salvo poi riabilitarlo nel 1999 nominandolo Consigliere scientifico del governo e vicepresidente dell’Accademia delle scienze.

 

 

Fidelito aveva studiato in Unione Sovietica e recentemente si era occupato di divulgazione scientifica e nanotecnologie. Difficile trovare conferme all’ipotesi che con la sua malattia c’entri qualcosa il susseguirsi dei dispiaceri: i media occidentali hanno preferito ricordare che i suoi rapporti con il padre non erano mai stati facili.

 

 

Ma certo può aver influito il voltafaccia degli Stati Uniti, con Trump che ha stretto nuovamente il cappio dell’embargo dopo la storica apertura di Obama (mediata da Papa Francesco). La politica aggressiva della Casa Bianca contro Cuba e il Venezuela riporta indietro l’orologio della storia e non può non preoccupare chi ha a cuore la pace.

 

 

L’orologio della storia ha riportato indietro le lancette?

Ma ci sono anche altri segnali che inquietano: in Perù la liberazione di Alberto Fujimori in seguito a una grazia presidenziale che non avrebbe potuto essere concessa essendo stato l’ex capo di stato riconosciuto colpevole di “un’ampia e sistematica violazioni dei diritti dell'uomo” attraverso crimini gravissimi (omicidi, sequestri e sterilizzazioni di massa) da lui ordinati nel decennio della sua presidenza; in Brasile la condanna “ad orologeria” comminata senza prove a Luiz Inàcio Lula da Silva dal tribunale d’appello di Porto Allegre, con l’evidente intento di bloccare il suo ritorno alla presidenza dopo il “golpe bianco” che ha messo fuori gioco Dilma Rousseff; in Colombia l’interruzione delle trattative di pace con l’Eln, mentre contro il vicino Venezuela si sta scatenando una campagna di disinformazione che non ha precedenti salvo quella del 1973 che precedette il golpe di Pinochet e l’omicidio di Salvador Allende.

 

 

 E ancora: in Honduras il golpe che ha messo fuori gioco il candidato democratico alla presidenza Salvador Nasralla, erede dell’ex presidente democratico Manuel Zelaya, che venne a sua volta deposto con la complicità statunitense da un golpe che riportò la destra al potere nel 2009; infine in Ecuador il “tradimento” del presidente Lenin Moreno che dopo essersi fatto eleggere come erede di Correa ne vuole cancellare le politiche sociali con un referendum (peraltro appoggiato dalla conservatrice chiesa locale).   

 

 

Un elemento comune alle diverse situazioni è la resistenza dell’oligarchia economica dei diversi paesi dell’America Latina a qualunque tentativo di ridistribuzione delle ricchezze attraverso politiche sociali e fiscali, un sistematico boicottaggio della giustizia sociale sostenuto qualche anno fa dagli squadroni della morte ed oggi piuttosto dalle politiche di saccheggio delle risorse da parte delle multinazionali (in Amazzonia condannando all’estinzione i popoli nativi, ma anche in Argentina, ai danni dei Mapuche), sospinte da una sempre più pervasiva globalizzazione.

 

 

Sembra di essere tornati indietro a 60 anni fa, quando padre Camilo Torres (che festeggerebbe proprio in questi giorni il suo 89esimo compleanno) scelse la lotta armata per l’impossibilità di ribellarsi in altro modo all’ingiustizia. “A questo punto il popolo non crede a chi ha il potere a questo punto il popolo non crede alle elezioni, non c'è più via legale che possa esser tentata, non resta altro al popolo che la lotta armata", canta la ballata “Proclama” che racconta la tragedia del prete guerrigliero: “il popolo è deciso a offrir la propria vita per dare ai propri figli un tetto e da mangiare, per dare soprattutto a chi verrà domani la patria non più schiava dei nordamerìcani".

 

 

L’allarme di Papa Francesco   

In proposito va ricordato quanto Francesco ha detto nell’incontro con il Celam del 16 maggio 2016 (la cui sintesi autorizzata è riportata sul sito del Celam) quando ha parlato di “golpe di stato bianco”. “Il Santo Padre – si legge sul sito – ha mostrato preoccupazione per i problemi sociali che si vivono in America Latina in generale. E’ preoccupato per la mancanza di attenzione più viva sulla situazione sociale dei più poveri ed esclusi. E’ preoccupato per i conflitti sociali e politici in Venezuela, Brasile, Bolivia e Argentina … In breve: in alcuni Paesi si può passare ad un ‘golpe di stato bianco’. E’ preoccupato per le carenze del popolo haitiano e per la mancanza di dialogo tra le autorità dei Paesi che condividono l’isola, Haiti e Repubblica Dominicana, allo scopo di trovare una soluzione legale ai migranti e agli sfollati. E’ preoccupato per il modo di intendere cosa è uno stato laico così come per il ruolo della libertà religiosa da parte delle autorità messicane. Il Papa incoraggia a vedere il progresso che si raggiunge con i processi di pace in Colombia, un popolo così colpito dalla violenza e bisognoso di intraprendere sentieri di perdono e riconciliazione. Il Papa si entusiasma quando parla della Patria Grande, l’America, e degli sforzi, che non si devono fermare, per conquistare l’integrazione dei nostri popoli. Per tutto questo occorre avvicinare posizioni, ristabilire il dialogo sociale e trovare soluzioni consensuali alle sfide che esistono nel mondo di oggi”.

 

 

E di “Patria Grande” Francesco ha parlato anche nel suo recente viaggio in Cile e Perù. Ma l’entusiasmo del Papa argentino per l’ideale bolivariano “non può velare - come sottolinea la nota del Celam - l’inquietudine che si vive in questo passaggio per la povertà crescente, e le tensioni presenti in vari paesi”. Mentre anche a Cuba si profila una crisi del castrismo, per l’uscita di scena senza eredi di Raul Castro. A un anno e mezzo dalla morte di suo padre, Fidelito è stato spinto nel vuoto da tutto questo, anche se fa comodo a tutti pensare che fosse semplicemente malato di depressione. 

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